Questo periodo costituisce un pasto succulento per i giornalisti, per gli analisti, per i sociologi, per i politologi.
C’è così tanto materiale da osservare e interpretare da intasare i palinsesti dei prossimi 12 mesi. Era da tanto che non assistevo a un simile profluvio di fenomeni mediatici: una vera abbuffata comunicativa che viaggia sull’esile linea che unisce la politica al costume. Il definitivo tracollo psichico di Berlusconi (già testimoniatoci nei mesi precedenti dalla sberluccicante serie di tic/barzellette/rotture diplomatiche del Premier); il detournement dei rapporti di forza precedenti, cristallizzato nell’onda (più o meno) rossa delle amministrative (prima) e nella vittoria del SI al referendum (dopo); gli svarioni dei colonnelli del centrodestra, in preda a una vera e propria sindrome del si-salvi-chi-può; i “dico e non dico” di Napolitano; il de profundis fatto dai cosiddetti intellettuali di destra (Ferrara e Feltri, in testa) nei confronti del Cavaliere; infine il pasticciaccio mediatico di una serie di Ministri, vittime di qualcosa di molto simile al Ballo di San Vito (pensate alle dichiarazioni decerebrate fatte recentemente da Maroni e da Brunetta).
Un vero lunapark per le testate giornalistiche! Una vera casa di marzapane da leccare fino allo spasimo intestinale per tutti coloro i quali, per lavoro, tentano di decodificare l’attualità.
Il filo rosso della stampa italiana porta a interpretare questo periodo come una forma di “apocalisse culturale”, di caduta della “seconda Repubblica”, di fine del sogno berlusconiano. Il PD, l’IDV, le altre forze di opposizione e il terzo polo tentano di appaltare questo momento glorioso come una rivincita della sinistra, o quanto meno come un rigetto fisiologico del governo del “ghe pensi mi” dal corpus dello Stato.
Bersani, improvvisamente rimbarzottito, si presenta ai talk show luminescente, olimpionico, come il vettore del cambiamento; Di Pietro pare quasi aver imparato la sintassi italiana e persino il nostro Vendola, il mio Vendola, sembra essere arrivato a quella che la teologia definisce “transustanziazione”, rilasciando dichiarazioni epiche in cui si sente spesso il profumo di viole, come durante le apparizioni di Padre Pio. La Sinistra è rinata ma la sua rinascita non viene dalla politica dei partiti e dei quadri di partito.
Come quando il problema non era Berlusconi ma l’antropologia berlusconiana di ogni italiano, ora la vittoria non è dei Partiti ma della gente che ha deciso di non far languire più, neghittosamente, il proprio voto in tasca. La vittoria, anche in questo caso è antropologica, non politica.
Detto altrimenti, la sinistra ha il sacrosanto diritto e dovere di cavalcare al meglio quest’onda di cambiamento e di dimostrare cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto. Stavolta, credo, sarà difficile non vincere le politiche. Sarebbe un suicidio.
Ma, vincendo, non ci sono più scuse: occorrerà davvero stabilire una scala di priorità per non tornare a essere dalemiani. Primo: legge sul conflitto d’interesse. Secondo: bonifica della precarietà nel lavoro. Terzo: riforma della scuola e inversione dei tagli all’università e ai comparti della cultura. Quarto: welfare. Quinto: giustizia. Poi, di seguito, tutte le altre priorità. Magari non in quest’ordine, ma le cose vanno aggiustate! (E soprattutto non farsi autogoal alle prossime elezioni: quello che proprio non digeriremmo è un Berlusconi Capo dello Stato…e non è una prospettiva così venusiana..)
Insomma, il fatto che questo cambiamento sia venuto dalla Rete è indice di un elemento a mio parere molto importante: il vero grimaldello del cambiamento non è tanto il passaggio della barra da destra a sinistra, quanto il risveglio delle frange qualunquiste della popolazione. L’uomo qualunque viene preso a sberle dall’immensa auto-convocazione mediatica dei social network. L’associazionismo porta più voti dei Partiti.
I Partiti ora imparino dagli errori commessi in passato e mostrino i muscoli che negli anni Novanta parevano rattrappiti e anchilosati.
È già la seconda dittatura che ci sorbiamo…non basta?
Gionata · 719 settimane fa
Mimmo Pesare · 719 settimane fa
però credo che i problemi di cui tu parli si concretizzeranno nel momento in cui il candidato premier d'opposizione dovrà catalizzare tutte le forze della prossima alleanza. detto altrimenti: proprio questo narcisismo di cui parli tu sarà il motivo di un rallentamento o di screzi intorno alle primarie, secondo me.
è un problema non solo simbolico: chi rappresenterà tutte le istanze?
bersani per me è troppo debole. ho sempre creduto che sarebbe stato vendola la scelta migliore, avendolo sostenuto con tutte le mie risorse. ora non credo che neanche lui riuscirebbe a mettere a sintesi tutti. men che meno dipietro.
nonostante la mia nota idiosincrasia nei confronti del PD, un nome ce l'avrei. un nome che secondo me non darebbe da ridire a nessuno.
una donna, la Finocchiaro.
è da un po' che accarezzo quest'idea...
pinosp · 719 settimane fa
E VENDOLA!? · 719 settimane fa
Mimmo Pesare · 719 settimane fa
Mimmo Pesare · 719 settimane fa