mercoledì 7 settembre 2011

Il fantasma della libertà

Voglio dedicare questo primo post settembrino de il pasto crudo alla recensione di un agile libretto che mi ha fatto molto pensare quest’estate. Si tratta di Il fantasma della libertà. Inconscio e politica al tempo di Berlusconi, di Fulvio Carmagnola e Matteo Bonazzi (Milano, Mimesis, 2011, pp. 108, € 8,00), un recente lavoro del gruppo di ricerca OT – Orbis Tertius – Ricerche sull’immaginario contemporaneo, coordinato dallo stesso Carmagnola presso l’Università di Milano Bicocca. L’affilato approccio critico di Il fantasma della libertà lo rende quasi un istant book, per l’urgenza del tema trattato, ma con un gradiente scientifico che lo allontana anni luce dai tentativi, sempre più numerosi e spesso piuttosto vacui, di definire il fenomeno Berlusconi attraverso la lente di politologie stiracchiate, salvo pervenire a esiti da rotocalco.
Carmagnola e Bonazzi, fanno interagire proficuamente la formazione teoretica con il pensiero di Jacques Lacan e questo consente loro di analizzare il berlusconismo non già come l’ennesima rappresentazione dell’ennesima leadership “ubuesca” o dell’ennesima dittatura mediatica, ma come sintomo dell’inceppamento che si è venuto a creare tra il desiderio moderno e il godimento ipermoderno.
Come si può facilmente intuire dalla produzione saggistica degli ultimissimi anni, nel dibattito scientifico si sta consolidando una linea interpretativa che tende a scorgere la cifra delle società contemporanee nel tramonto delle istituzioni (reali, come i Partiti e le organizzazioni statuali, o simboliche, come le figure pedagogiche e le istituzioni educative) che, in qualche modo, creino dei confini e dei limiti all’agire. La famosa evaporazione del padre costituisce, anche in questo caso, il grimaldello per capire come sia stato possibile arrivare dove si è arrivati, senza ricorrere al lamentoso e sterile j’accuse nei confronti delle masse. Qui si ragiona, invece, su come sia avvenuta una mutazione antropologica in cui siamo quasi condannati a un imperativo sociale che ci inchioda al godimento senza lasciare spazio al desiderio. In tal senso, e in sintonia con i recenti saggi di Žižek, Recalcati, Fiumanò, ma anche di Sloterdijk e Zoja – per altri versi – è come se l’uomo ipermoderno abbia lasciato impoverire il proprio Inconscio, inteso come giacimento del desiderio, per lasciarlo colonizzare da un Super Io sociale che, al contrario di quello che accadeva nella teoria freudiana, invece di stabilire regole e far adempiere la Legge, condanna l’umanità gadgetizzata dei talk show e dei reality a “godere”, a spingere al massimo le leve della trasformazione in turbo-consumatori.
E il fenomeno Berlusconi si iscrive proprio in questo frame: non ha più molto senso, osservano acutamente Carmagnola e Bonazzi, mettere in gioco le categorie moderne usate da Weber, Horkheimer, Habermas e neanche quelle della sociologia dei media di Castells. Berlusconi ha imposto la sua leadership all’Italia proprio perché è davvero antimoderno: egli riesce a saltare la mediazione della Legge perché personifica l’osceno della politica, tante volte utilizzato da Žižek come feticcio della contemporaneità. La differenza tra l’archetipo cinematografico del Caimano (Berlusconi nella narrazione filmica di Moretti) e l’archetipo del Divo (Andreotti in quella di Sorrentino), sta fondamentalmente nella estimità del primo, contro la distanza istituzionale  del secondo: mentre il charisma del leader moderno poggia su un grigiore disincarnato e lontano che riverbera l’assoluta alterità simbolica della Legge (Andreotti, Berlinguer), il Caimano fa dell’allegoria e del somatismo (il ghigno associato alla “parola magica” Libertà) la chiave per impersonare il desiderio delle masse. Non c’è più distanza dal corpo del leader (come nella lettura di Belpoliti) e in questo significante abita il godimento liberato dei vincoli della Legge che il pubblico adorante possiede nel suo corredo antropologico.
Allora, più che usare concetti che hanno fatto la storia del Novecento, come quello di “coscienza reificata” di Lukàcs o le teorie dei Francofortesi sul carattere di desiderio reazionario (che appartiene al potere nella misura in cui esso si esplicita come il vettore che sfrutta a suo vantaggio i desideri repressi del popolo utilizzandoli contro l’interesse di quest’ultimo), gli autori suggeriscono di utilizzare il pensiero di Deleuze e soprattutto di Foucault per analizzare il berlusconismo come peculiare forma di “potere acefalo”. Secondo Foucault, infatti, il potere non nega e non proibisce, ma “soggettivizza”, “produce”. E produce, passando a Lacan, la messa in scena del godimento, della trasgressione, perché una quota di segreto (e sui segreti, veri o dissimulati, si gioca la dialettica e la semiologia del Caimano) è “necessaria” al potere; anzi, il potere ha addirittura bisogno di un “supplemento osceno”, dice Foucault, per auto legittimarsi. E Žižek quasi parafrasando le parole del filosofo di Poitiers, rincara la dose, affermando che l’ordine simbolico non può strutturalmente stare in piedi senza un lato segreto, osceno.
Ebbene, all’interno del fantasma di questa oscenità, il leader contemporaneo, l’archetipo del Caimano, ha reso vincente la sua biopolitica, fondata su una incarnazione della coazione al godimento che rappresenta l’esito ultimo dei meccanismi di funzionamento dell’immaginario politico nel tempo della sua crisi e dello svuotamento dell’ordine simbolico ufficiale che la politica professa. E in questa politica che non abita più tra gli scranni del Parlamento ma sotto i riflettori dei talk show, i vizi privati (che un tempo dovevano essere attentamente separati dalle pubbliche virtù) costituiscono la nuova biopolitica che fa presa sui corpi e sul sentire collettivo. Il potere, dunque, “soggettivizza” incorporando la trasgressione e, attraverso la figura del Caimano, la spinta al godimento assoluto assume la forma di un imperativo categorico che rifiuta la castrazione. Ecco “cosa” è Berlusconi: la transustansazione delle paillettes e dei balconcini di “Drive in” all’interno della vita politica.
“Berlusconi non gode al posto nostro” scrivono Carmagnola e Bonazzi, “gode per tramite nostro. È lui che gode tramite l’immaginario che organizza biopoliticamente il nostro godimento idiota”.

Commenti (9)

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Caro Sig. Pesare, in democrazia è la massa dei cittadini che può cambiare le cose. Ma se gli intellettuali come lei che sembra un vulcano di conoscenza non hanno un linguaggio accessibile alla massa, capace di farle vedere le storture della politica, anche il miglior politico democratico arriva ad abusare del popolo impotente perchè ignorante. Prima di leggere il suo articolo avevo letto un aforisma di Unamuno che chiarisce il concetto molto meglio di me: "la parola saggia è quella che, detta ad un bambino, viene sempre compresa senza bisogno di spiegazioni". Se il popolo accetta questa politica, è perchè voi gli dite da sei decenni che fa schifo, ma con un linguaggio da addetti ai lavori così irraggiungibile, che alla cultura onesta distante come un miraggio, finisce per preferire la politica ladra, ma a portata di mano. Lei ha la stoffa per scrivere per gli accademici e per la massa; ma se vorrà cambiare la democrazia, dovrà rendersi comprensibile solo alla massa. vedersela.
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Dott.Antonio Mazzeo · 707 settimane fa

Bisognerebbe individuare un target infatti!Sig.Pesare ho i miei dubbi che sia comprensibile, il suo linguaggio, come dice il Sig.Luceri, (è una recensione appunto) ma non perchè il tema è dotto, semmai è illegibile ed incomprensibile, per l'uso di parole sospette: la politica deve essere vicina ai Cittadini intanto e non al POPOLO!Il Sul concetto di Massa poi, non siamo nel medioevo, molto pericoloso questo linguaggio!
Grazie per essersi fermato a correggere le mie interpretazioni sbagliate. Sono stato infelice nel chiarire che il linguaggio specialistico della scienza è preferibile che rimanga nei santuari accademici e per addetti ai lavori. Perchè trasferendolo in un luogo accessibile alla massa ha bisogno di un adattamento linguistico che impedisca le interpretazioni sbagliate. Anche la "Relatività di Einstein" perderebbe valore e utilità se spostata dall'accademia al pubblico, senza il giusto adattamento o abbassamento linguistico per renderla comprensibile senza equivoci alla massa. Di nuovo grazie per aver considerato il mio scritto degno di risposta.
complimenti a questa bella recensione, da parte mia! Berlusconi passerà alla storia come il politico italiano su cui, ancora vivente e al "potere", sono stati scritti più libri e più articoli di riviste, oltre che settimanali e quotidiani....certo, a non avere dimestichezza con il linguaggio e le categorie di Lacan , Foucault e Deleuze, diventa difficile...ma il tentativo encombiabile è quello di andare oltre l'ovvio e il classico (populismo autoritario, carisma da televendita, iperrealtà baudrillardiana, ecc.). Il meccanismo proiettivo-simbolico che ha consentito 17 anni di berlusconismo è in effetti diabolico, e dice della biografia della nazione....quell'avventura sta finendo agonizzante, ma lascia macerie e guasti a non finire, e probabilmente anche la caduta del desiderio e dell'utopia, del senso e della speranza....
Purtroppo, caro sig. Tomeo, dobbiamo rassegnarci se in Italia non siamo tutti figli legittimi della cultura, della scuola e dei professori. C'è un sacco di figli di buona donna a cui la scuola non è riuscita a correggere lo strabismo di destra, con una sterzata a sinistra e votano convinti Berlusconi da diciassette anni, (altro strabico destrorso incorreggibile). Come tutte le cose umane anche la cultura ha i suoi limiti: i cittadini che scimmiottano la cultura dominante comunista sono tutti figli legittimi della scuola che giustamente ne rivendica il merito; mentre gli altri vi sono passati di là per caso e sono tutti figli di quella zoccola della politica, del governo ladro e della Roma ladrona. Per quella feccia dei votanti Berlusconiani, che poi sono la maggioranza degli italiani, visto che al governo c'è la destra e non la sinistra, chi deve vergognarsi se non la scuola e i professori? Sarà il caso di far vergognare i giornalisti della carta stampata e della televisione?
I vostri interventi sintetizzano quello che il direttore di Quotidiano provocatoriamente metteva in rilievo, nel suo editoriale, circa la "partecipazione silente", non sentita, ne partecipata realmente, della "cultura" locale alla vita sociale e politica del territorio!
A mio avviso, non serve solo fare citazioninismo dotto (si riconosce la validità della recensione peraltro), ma qui è interessante parlare di utilità,servirebbe commutare quello di cui si è portatori ( valori, progetti, idee alternative) in qualcosa di meno autoreferenziale e militante, che sia di esempio per chi guarda,fatto di proposte concrete ed esempi, soprattutto quindi non avvantaggiandosi degli stessi meccanismi di cooptazione e non meritocrazia di chi si critica!
la destra berlsuconiana e leghista è minoranza nel Paese, lo sanno tutti ed è persino dimostrabile.....solo una legge elettorale stramba ha permesso a questa minoranza di avere la maggioranza...ora la destra politica è in caduta libera: si vada al voto! ...al più presto! dove vede la cultura comunista dominante? ha bevuto, per caso? avete finito tutti di lucrare sull'anticomunsmo: siamo nel 2011....
Qui vedo solo interventi anti ipocrisa semmai!Chi ci lucra sul comunismo è proprio lo pseudo idealista di circostanza, quello che non si "sporca le mani" ma parla soltanto per il proprio tornaconto!Dimostrate, Sig.Tomeo, di essere validi ed alternativi e non come si diceva sopra cooptati e militanti irragionevoli!Altrimenti farete vergognare i vecchi uomini come me che ci hanno sempre creduto in quei valori e che devono tenersi quel plebiscito berlusconiano spudato ma meno ipocrita della vostra finta etica!

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